“Santa Subito”, scritto da Alessandro Piva e Laura Grimaldi, vince la Festa di Roma

Non è frequente, ma a volte succede che ai festival non vincano film di puro intrattenimento, ma storie vere che contengono temi importanti e attuali. Santa Scorese aveva solo 23 anni quando il 15 marzo del 1991 fu uccisa da uno stalker che la tormentava da tre anni. Alla fine degli anni ’80 la parola “femminicidio” non esisteva ancora, e le istituzioni, la legge, non erano preparate ad affrontare il tema della violenza di genere e lo stalking. La storia di Santa è diventata un docufilm, Santa Subito, che ha trionfato all’edizione 2019 della Festa di Roma, ottenendo il Premio del Pubblico. Ne parliamo con Laura Grimaldi, sceneggiatrice ed ex allieva dei corsi di sceneggiatura di Tracce, che ha scritto il docufilm assieme al regista Alessandro Piva.

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Alessandro Piva e i familiari di Santa Scorese alla Festa di Roma 2019

“La storia di Santa – dice Laura Grimaldi – è al tempo stesso dolorosa e istruttiva. Contrariamente a quello che si può pensare, ovvero che le persone vittime di stalking siano donne fragili, sole, essenzialmente deboli, le caso di Santa non era così. Al contrario era una donna forte, e inserita nell’ambiente della chiesa che frequentava assiduamente. E di fronte alle minacce del suo stalker, lei ha reagito, non ha subito passivamente. Santa era tutto tranne che una donna debole e passiva. Purtroppo era l’intero apparato statale ad essere inadeguato. Negli anni ’80 la violenza di genere e lo stalking erano lontani dall’essere conosciuti e codificati, e per forza di cose, Santa si trovò con molta solidarietà ma essenzialmente priva di strumenti che potessero realmente proteggerla“.

Pur vivendo a Bari dove si è svolta la tragica vicenda, Alessandro Piva non conosceva la storia di Santa e ne viene a conoscenza in occasione di un evento pubblico al quale partecipava Rosa Maria, la sorella di Santa. Se ne appassiona e decide di raccontare la sua storia attraverso le voci di amici e parenti di Santa, chiedendo loro di parlarne come se fosse ancora viva e progettasse il suo futuro.

“Quando mi ha chiamata a collaborare alla sceneggiatura, Alessandro desiderava per il suo docufilm un punto di vista femminile che leggesse il diario che Santa aveva lasciato e anche un “orecchio femminile” che ascoltasse le storie di chi l’aveva conosciuta, a cominciare dai suoi genitori e gli amici più stretti. Personalmente sono andata alla ricerca di un aggancio per cercare di andare a fondo nella sua personalità e ho trovato una donna forte, determinata. Era naturalmente portata verso l’aiuto del prossimo, specialmente a livello spirituale e vedeva nella chiesa cattolica una istituzione molto forte, che l’appassionava, al punto che a un certo punto decide che si sarebbe fatta suora. E poi arriva quest’uomo, preda di evidenti patologie psichiche che prende a perseguitarla. Santa cerca di difendersi, di respingerlo ma per un verso o per l’altro, non riesce a trovare nessun aiuto concreto, efficace.  In quegli anni una vicenda del genere non è semplice da raccontare, da denunciare alle forze dell’ordine, alle istituzioni ed essere capiti, compresi e aiutati. Si prova molto imbarazzo anche solo a raccontarla. Adesso è più semplice, almeno il denunciare, perché c’è una cultura condivisa, una sensibilizzazione generale, e c’è una precisa legge sullo stalking che codifica determinati comportamenti e prevede tutele e strumenti, ma al tempo denunciare uno stalker poteva essere, ed era, molto difficile, anche perché la cultura dominante, diffusa era paradossalmente più disposta a sposare le tesi dello stalker e non della perseguitata. C’era un maschilismo di fondo, presente comunque tuttora in alcuni ambienti più retrivi della nostra società, che non consentiva di porsi al riparo da persecutori e molestatori, e che sposta l’attenzione dalla vittima, addirittura in certi casi vista come presunta corresponsabile di quello che le sta capitando, se non addirittura unica responsabile. Sono davvero felice che Santa Subito abbia vinto il primo premio alla Festa di Roma. Ogni segnale che sensibilizzi e informi su questo problema è sempre prezioso e importante.

Laura Grimaldi

Laura Grimaldi ha frequentato entrambi i corsi di Tracce, il base e il master di sceneggiatura. “Ho un gran bel ricordo dei corsi di Tracce. Il corso base l’ho frequentato prima ancora della laurea e allora ero una ragazzina che non sapeva neanche lontanamente cosa fosse una sceneggiatura o un soggetto. Il Corso Master di Tracce invece l’ho frequentato dopo la laurea e mi è servito tantissimo per l’ammissione al Centro sperimentale di cinematografia, dove poi mi sono diplomata. Tracce è stata molto importante per la mia formazione, anche perché hai l’occasione di confrontarti con sceneggiatori e registi professionisti che ti seguono e valorizzano le tue attitudini e anche perché è proprio in quell’occasione che ti scegli quelli che saranno i tuoi compagni di scrittura, nel mio caso Gianni Cesaraccio, Demetrio Tacco e Tommaso Triolo con cui ancora oggi mi capita di lavorare”.

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