Carlo Licheri, ex corsista Tracce vince due premi a Cortinametraggio. Intervista

Due premi per L’ultima Habanera, il cortometraggio del regista ed ex corsista Tracce Carlo Licheri in concorso al festival Cortinametraggio 2021, uno dei più importanti in ambito nazionale. L’ultima Habanera, alla sua prima assoluta, si è aggiudicato il Premio del Pubblico MYmovies, mentre alla cagliaritana Enrica Mura, protagonista femminile è stato assegnato il Premio Miglior Attrice.

 

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“È un’emozione grandissima e sono davvero molto felice”, dice Carlo Licheri, 31 anni, nato a Nuoro, specializzato in Regia Teatrale a Milano e in Regia e Sceneggiatura cinematografica a Roma con la Scuola di cinema Tracce.

 

L’ultima Habanera è il terzo prodotto cinematografico di Carlo. Nel 2017, con Storie di Migrantes, realizzato insieme ad Alessandro Aramu, aveva vinto il Premio del Pubblico allo Skepto International Film Festival.

 

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Carlo Licheri ed Enrica Mura

 

“Sono premi che voglio condividere con tutto il cast, la troupe, la distribuzione e tutti quelli che hanno creduto nel film e hanno contribuito alla sua realizzazione. Sono davvero orgoglioso e contentissimo per il premio a Enrica
Mura, attrice meravigliosa e bravissima. Ringrazio il pubblico per averci premiato e gli organizzatori di ‘Cortinametraggio’ per aver creduto nelle potenzialità del film”.

 

Carlo, vuoi raccontarci questo tuo corto “L’ultima Habanera”, di che storia si tratta?

 

L’ultima Habanera è ambientato a Cagliari nel maggio 1945, liberamente ispirato alle vicende storiche di Radio Sardegna, la prima radio al mondo a dare la notizia della fine della Seconda guerra mondiale, nel 1945. Questo primato mi era rimasto in testa e studiando un po’ la storia di questa radio, ho scoperto cose interessanti, ad esempio, per un periodo ha lavorato lì anche Fred Buscaglione che era militare proprio sull’isola. Allora ho avuto l’idea per una storia e ho creato due personaggi di fantasia, i protagonisti con una loro storia ma che attraverso i quali, ho l’occasione di ricreare l’ambiente e l’atmosfera di questa radio, dove lavoravano jazzisti e musicisti di livello.

 

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La storia che hai inventato ci porta dietro le quinte della radio, in un rifugio antiaereo, l’annunciatore Ciccio chiede all’attrice Bruna di sposarlo. Cosa succede dopo?

 

Lei rifiuta, perché è innamorata di un soldato americano di stanza in città. A causa dei loro sentimenti contrapposti, Bruna e Ciccio creano scompiglio durante la diretta radiofonica, quando arriva improvvisamente la notizia della fine del conflitto mondiale. Una giornata particolare, che l’anziano Ciccio rivive quando l’amata Bruna gli appare in una visione di fronte al mare.

 

Se dici “una giornata particolare”, non possiamo non pensare a Ettore Scola e il suo celebre e immortale film con Sofia Loren e Marcello Mastroianni…

 

Scola è uno dei miei riferimenti massimi, in effetti abbiamo in comune il trambusto e lo scompiglio durante un grande evento come la guerra che si incrocia con un fatto privato tra due persone, ma ci ho pensato dopo, all’inizio non ci avevo fatto caso. La molla è stata la storia di questa radio, che non conoscevo e che ho trovato molto stimolante per me che sono un sardo profondamente innamorato della sua isola. Si trattava di una radio importante, ci lavorava non solo Buscaglione, che nel film faccio apparire in una sequenza, ma anche jazzisti di grande talento come i Fratelli Pisano. Volevo omaggiare l’aspetto storico, la felicità della fine della guerra e raccontare il punto di vista di chi l’ha guerra l’ha vissuta ma anche subita, come Ciccio e Bruna, i due protagonisti, con il loro desiderio urgente di rifarsi una vita, di ricominciare a vivere, anche in modo irruento, passionale, travolgente, il che però può causare errori di valutazione e dunque altra sofferenza.

 

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Tu hai frequentato sia il corso base di sceneggiatura di Tracce, sia il corso di regia. Vuoi raccontarci la tua esperienza con Tracce?

 

Il mio corto è nato proprio a Tracce, durante il corso di regia, che prevede di scrivere la sceneggiatura di un corto e quel corto era L’Ultima Habanera. Laura Soro e Luca De Benedittis, i due tutor, mi hanno supportato in tutto e per tutto, mi hanno spinto a credere in questa storia, mi hanno dato tutto l’appoggio possibile. Mi piace ricordare Tracce perché dopo averli fatti posso dire che i loro corsi funzionano davvero perché ti costringono a metterti in gioco, a partecipare, a creare ed esporre le tue idee, insegnano a scrivere assieme, danno un metodo di lavoro. Al corso di sceneggiatura ho avuto docenti importanti che mi hanno dato le tecniche di scrittura, io venivo dalla regia teatrale studiata alla Grassi a Milano, ma di cinema non sapevo nulla, e ai corsi ho capito quale è il giusto approccio alla scrittura e al rapporto con i tuoi colleghi, ad esempio spingendoti a scrivere assieme ai tuoi compagni, che è una esperienza formativa importante, perché il doversi confrontare continuamente con le idee degli altri è fondamentale per chiarire le tue, di idee.

 

Poi dopo il corso di sceneggiatura, hai voluto fare quello di regia.

 

Si, a quel punto volevo una formazione completa e sono quindi passato alla regia. Quelli sono stati quasi due anni meravigliosi. Eravamo un gruppo favoloso, gli insegnanti ci hanno stimolato molto, ci siamo confrontati con tutti gli aspetti tecnici e tutti gli imprevisti che possono capitare su un set, capendo come si riesce a venire fuori da tutte le difficoltà e le sfide che ti impone un set con una troupe al lavoro. È stato molto difficile, ma ho imparato davvero tanto e questo mi è servito molto quando poi sono andato sul set come regista. Avevo timore, ma sapevo anche bene cosa dovevo fare.

C’è qualche episodio che vuoi ricordare dei due corsi?

 

Non ho episodi particolari da citare, quello che mi ha colpito sono gli insegnanti, che nonostante siano i migliori professionisti del cinema italiano, sono molto amichevoli e partecipi e ti insegnano in primo luogo l’umiltà: dell’ascoltare i diversi punti di vista, il parere degli altri, valutano il tuo lavoro senza pregiudizi e senza filtri, come se anche tu fossi già un professionista. Però poi gli ostacoli dovevi risolverli tu ed è giusto così. Si impara anche e
soprattutto sbattendoci la faccia, un corso di cinema deve essere così, spingere a darti un metodo valido che rilsuta valido anche in futuro.

 

E ora su cosa stai lavorando?

 

Sto lavorando ancora sul far vedere il più possibile L’Ultima Habanera ai festival e dovunque la distribuzione che l’ha preso deciderà di portarlo e ovviamente andrò in giro a presentarlo. Poi sto scrivendo il mio primo lungometraggio, la mia opera prima, una storia a cavallo della Prima guerra mondiale, un viaggio di un adolescente tra la Sardegna e il Friuli. Poi un altra storia per un corto, un melodramma che ha a che fare con una telenovela cagliaritana che voglio ambientare in paesaggio lunare del sud Sardegna.

 

Tutte storie ambientate in Sardegna.

 

Sono un sardo che ama molto la sua terra. Per me è un luogo incantevole, magico, surreale, meraviglioso, che può produrre qualsiasi tipo di genere cinematografico, compresa la fantascienza.

 

Grazie Carlo e un grande in bocca al lupo per i tuoi progetti

 

Grazie a te, saluti a Laura e Luca e in bocca al lupo ai corsisti di adesso. Stanno facendo un bellissimo percorso e lo scopriranno presto.

 

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