La Gioia ha vinto il Globo d’oro per la Migliore sceneggiatura, il riconoscimento assegnato dall’Associazione della Stampa Estera in Italia.
Durante la 66ª edizione del premio, tenutasi a Roma, Giuliano Scarpinato, Benedetta Mori e Chiara Tripaldi ex allievi di Tracce e autori della sceneggiatura insieme anche a Nicolangelo Gelormini, hanno ricevuto il riconoscimento accanto ad alcuni dei nomi più importanti del cinema italiano, tra cui Paolo Sorrentino, Toni Servillo, Marco Bellocchio, Gabriele Salvatores e Barbara Ronchi.
Un premio che rappresenta anche un’importante vetrina internazionale, come ci raccontano Giuliano Scarpinato e Benedetta Mori.
«Siamo felicissimi e molto grati alla giuria dei giornalisti stranieri – racconta Giuliano. – Non ce lo aspettavamo, anche perché abbiamo scritto un film molto italiano. Il fatto che sia stato colto l’aspetto universale della vicenda da persone che vivono realtà diverse ci ha gratificato particolarmente».
Anche Benedetta conferma l’emozione di quel momento: «All’inizio pensi semplicemente: siamo candidati. Solo dopo realizzi che sei arrivato a un punto di cui bisogna essere orgogliosi. Soprattutto perché questa è stata la nostra prima sceneggiatura diventata poi un film e presentata al grande pubblico.»
Un riconoscimento ancora più significativo perché dedicato proprio alla scrittura cinematografica: «Gli sceneggiatori purtroppo spesso sono un po’ il fanalino di coda – spiega Giuliano – mentre con questo film abbiamo avuto un grande riconoscimento del nostro lavoro come autori, dalla scrittura fino alla realizzazione».
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Da un’aula di sceneggiatura al set
L’idea originale del progetto nasce da Giuliano, che, come ci aveva già raccontato, aveva portato in scena la storia nello spettacolo teatrale Se non sporca il mio pavimento – un mèlò, presentato al Romaeuropa Festival nel 2017.
È durante il corso di Tracce che Benedetta e Chiara si appassionano al progetto e scelgono di affiancare Giuliano nella scrittura, dando vita a una collaborazione e all’inizio del viaggio de La Gioia.
«A Tracce siamo stati molto seguiti – racconta Benedetta. – Siamo arrivati al Premio Solinas con un progetto solido, quindi non è stato assolutamente un salto nel vuoto.»
Dopo la vittoria del Premio Solinas, La Gioia viene prodotto da Indigo Film. Il produttore Nicola Giuliano aveva già avuto l’occasione di confrontarsi con gli autori durante il corso di Tracce, seguendone da vicino l’evoluzione della sceneggiatura.
Nel passaggio al set: «Vedere attori come Valeria Golino, Jasmine Trinca, Saul Nanni e Francesco Colella pronunciare le battute che avevamo scritto noi è stato magnifico – racconta Giuliano. – Il set aveva un’atmosfera bellissima, rilassata e armoniosa. Nicolangelo Gelormini, il regista, è stato un perfetto direttore d’orchestra.»
Un ruolo fondamentale lo ha avuto anche Valeria Golino: «Aveva da tempo il desiderio di lavorare su questo caso di cronaca. Con lei si è creato un rapporto speciale.»
Gli sceneggiatori hanno seguito da vicino le riprese: «Ci sono state naturalmente tagli e riscritture anche in corso d’opera. Ma è avvenuto tutto con grande rispetto e professionalità: siamo stati coinvolti in ogni minimo intervento e mai oltrepassati. Non potremo mai dire che questa sceneggiatura è lontana da quello che avevamo scritto, anzi per niente.»
Un percorso di riconoscimenti
Dopo la partecipazione all’82ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia nella sezione Giornate degli autori e l’uscita nelle sale, La Gioia ha continuato a ricevere attenzione e riconoscimenti, arrivando a ricevere cinque candidature ai Nastri d’argento 2026, tra cui quella per la migliore sceneggiatura.
«Leggere il nostro nome accanto a quello di autori come Paolo Sorrentino e Paolo Virzì è stato incredibile – ammette Giuliano – non ce lo aspettavamo assolutamente. Essere candidati è stata una grande soddisfazione.»
Nuove storie da raccontare
Dopo il successo de La Gioia, Giuliano e Benedetta continuano a collaborare a nuovi progetti.
«Stiamo sviluppando insieme una nuova storia ispirata a un caso di cronaca italiano. Anche questa volta ci muoveremo nell’ambito della favola nera, un terreno che sentiamo vicino».
Parallelamente, entrambi stanno lavorando a progetti personali: Giuliano sta sviluppando un film, ispirato alla propria famiglia, che racconta la storia di una coppia di giudici antimafia e di un ragazzino, ambientato nel periodo che va dalle stragi degli anni 90 alla fine del processo Andreotti. Il film è tratto da uno spettacolo già realizzato da Giuliano. Benedetta invece è impegnata in alcuni progetti tra cinema e serie televisive, tra cui una storia ambientata nell’Italia del Settecento.
Il consiglio agli aspiranti sceneggiatori
Qual è il consiglio che darebbero a chi oggi vuole scrivere una storia?
Per Giuliano è importante: «Scrivere storie che nascono da un bisogno individuale molto forte. Quando una storia nasce da qualcosa di profondamente sentito, quel bisogno riesce poi ad arrivare anche agli altri».
Benedetta aggiunge: «Questo mestiere va fatto con il cuore. Una storia non deve nascere dal desiderio di seguire una moda o di ottenere un risultato a tutti i costi, ma dalla capacità di tradurre i propri sentimenti e la propria interiorità in qualcosa che possa essere condiviso».
E poi, conclude Giuliano, serve: «Tanta, tanta ostinazione e tanta, tanta pazienza. Bisogna accettare i tempi lunghi, i rifiuti e le porte in faccia. Continuare a scrivere significa anche questo».
Un percorso fatto di scrittura, confronto e perseveranza che è iniziato proprio a Tracce, dove Giuliano e Benedetta hanno mosso i primi passi nella costruzione de La Gioia: «È nato tutto lì e siamo molto grati a quell’esperienza».



